| |
 |
|
Come
vuole la tradizione, in parte confermata dall’indagine archeologica, gli
abitanti dei diversi castra costruiti tra i secoli IX e X, sotto l’incalzare
di terribili eventi, abbandonarono le loro disagevoli e insicure sedi e
conversero sul Poggio dei Mirti dando corso alla fondazione della città. Gli
abitanti di Monte Luco, a nord est di Monte San Cosimo, essendo divenuto
angusto il territorio da loro
abitato,
si spinsero verso la collina di San Valentino e poi, verso quella ancora più
bassa detta dei Mirti dalla abbondanza delle odorose piante da mirto, dalla
quale pianta poi sarebbe derivato Poggio Dei Mirti e Poggio Mirteto. Lo
stesso avvenne per il “castrum Limisanum”, coincidente con l’attuale
località di Rimisciano, con il “castellum in Vulpianum o Vulpinianum”,
corrispondente all’attuale località di Volpignano. Montorso, sembra sia
stato l’ultimo e più recente (1400 circa) caso di immigrazione in massa
nella città o meglio fuori dalla cerchia delle mura originali, tanto che
l’accettazione degli esuli è probabile che venne condizionata alla
costruzione a loro carico di una nuova cinta.Sempre ai fini della data da
attribuirsi alla fondazione della città va inoltre notato che la collegiata
di S. Paolo coeva all’abitato fu per secoli l’unica parrocchiale di Poggio
Mirteto, risulta quindi di estrema importanza la data incisa su una delle
due campane fuse per il campanile di S. Paolo (attualmente) collocate sulla
Torre dell’Orologio entro la cerchia urbana) che riporta l’anno 1290 e
quindi, considerando l’usanza secondo la quale le campane venivano
generalmente fuse in loco a campanile ultimato e che il campanile di norma
veniva innalzato dopo la conclusione della fabbrica della chiesa per la
quale saranno occorsi alcuni decenni, tutto ciò sembra costituire ulteriore
riprova che l’origine della città sia da porsi intorno al
1250-1260.Successivamente, Poggio Mirteto fu in possesso della potente
famiglia Farnese, per
essere
poi infeudato dalla Camera apostolica agli Orsini, ai Mattei, ai Bonaccorsi
e tornare, infine, sotto la giurisdizione dello stato pontificio che ne fece
un capoluogo distrettuale e sede di un giudice avente gli stessi poteri del
pretore nell’ordinamento giudiziario italiano. Nel 1837 ebbe da Gregorio XVI
il titolo di città e nel 1841 fu proclamata sede vescovile immediatamente
dipendente alla santa Sede, titolo, quest’ultimo mantenuto anche in seguito
alla soppressione della diocesi attuata nel 1925 da Pio XI, il quale stabilì
che il vescovo di Sabina fosse detto anche vescovo di Poggio Mirteto. |
|
 |
|